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Avvertenza sul rischio: I CFD sono strumenti complessi e presentano l'elevato rischio di perdere denaro rapidamente per via della leva. L’83% dei conti degli investitori retail perde denaro quando scambia CFD con questo fornitore. Dovresti valutare se sei in possesso delle conoscenze sul funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di affrontare l'elevato rischio di perdere i tuoi soldi. Clicca qui per leggere la nostra Informativa sul Rischio completa.

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Golden Days Far From Over as Demand Endures

L'età dell'oro è tutt'altro che finita: la domanda continua a correre

L’unica classe di asset che dovrebbe garantire stabilità e moderazione, l’oro, è diventata di recente uno degli strumenti preferiti degli speculatori. Nel corso dell’ultimo anno, il metallo giallo ha guadagnato oltre l’80%, di cui il 50% solo negli ultimi sei mesi. Per contestualizzare, negli ultimi cinque anni i guadagni complessivi sono stati appena del 200%, includendo un periodo di blocco economico globale e numerose escalation di conflitti. L’argento, il “cugino” meno alla moda dell’oro, ha fatto ancora meglio, accumulando un aumento del 189% solo negli ultimi dodici mesi. È evidente che stiamo assistendo al rifiuto generalizzato della moneta fiat a favore degli asset reali, una tendenza prevedibile considerando il contesto macroeconomico e geopolitico globale.

Oltre all’Europa, il Medio Oriente è diventato uno dei principali punti di tensione, con l’aumento delle frizioni tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il conflitto commerciale con la Cina è tutt’altro che risolto e i dazi rappresentano ancora una minaccia costante. A questi fattori si aggiungono i rendimenti reali in calo di molti titoli a reddito fisso denominati in dollari, gli acquisti accelerati delle banche centrali e le aspettative di una nuova campagna di riduzione dei tassi sotto la guida del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh: è quindi evidente perché i metalli preziosi siano così ricercati. In questo articolo analizzeremo questi e altri fattori chiave per delineare l’andamento potenziale di oro e argento nella seconda metà del 2026.

Un mondo incerto

Non è un segreto che i negoziati tra Stati Uniti e Iran, soprattutto sulle questioni nucleari e la sicurezza più ampia del Medio Oriente, difficilmente porteranno a un accordo duraturo, mantenendo alto il livello di rischio percepito. I recenti periodi di tensioni diplomatiche e manovre militari, inclusi movimenti di truppe e attività navale vicino a punti strategici come lo Stretto di Hormuz, hanno amplificato l’ansia dei mercati e reso ancora più evidente la corsa verso gli asset rifugio. Con il recente esempio del Venezuela ancora nella mente di molti investitori, il rischio che Trump possa davvero tentare di invadere l’Iran è reale. Le conseguenze, tuttavia, potrebbero essere molto più gravi: le forze della Guardia Rivoluzionaria Islamica sono sia in grado che disposte a distruggere la capacità produttiva petrolifera regionale in caso di rappresaglia.

Ciò, a sua volta, danneggerebbe profondamente i mercati azionari, lasciando gli asset rifugio come unica opzione di investimento praticabile. Alcuni analisti suggeriscono che, se il conflitto dovesse intensificarsi ulteriormente (oltre lo stallo diplomatico), l’oro potrebbe guadagnare un premio aggiuntivo, potenzialmente del 15% o più, a causa dell’impennata della domanda da parte degli investitori avversi al rischio. Un sesto round di negoziati formali tra Cina e Stati Uniti è in programma a breve, con al centro la questione dei dazi e l’eventuale proroga o revisione degli accordi precedenti. I temi principali includono la transizione o l’estensione delle precedenti tregue tariffarie a breve termine, possibili modifiche alle regole sulle esportazioni di terre rare e le modalità con cui entrambe le parti potrebbero ridurre restrizioni o contromisure. Se dovessimo assistere a progressi concreti, questo contribuirebbe a calmare i mercati e probabilmente porterebbe a un raffreddamento dei metalli preziosi. Tuttavia, Trump è noto per le sue reazioni impulsive e potrebbe facilmente decidere di introdurre misure più punitive, alimentando così nuovi acquisti di oro. In questo clima generale di accresciuta incertezza, molti investitori cercano asset tangibili e sicuri e, se questi possono anche offrire elevati rendimenti come sta facendo l’oro ultimamente, tale macrotrendenza non scomparirà presto.

Scambi in rallentamento

La debolezza del dollaro statunitense è sempre più difficile da ignorare. Ha perso ormai oltre il 10% rispetto ai principali concorrenti e mostra pochi segnali di recupero in un contesto in cui i rendimenti reali continuano a diminuire, tra inflazione persistente e politiche economiche più accomodanti. Il rapporto tra PIL e debito degli Stati Uniti è ormai ampiamente superiore al 120% e in crescita, quindi non sorprende che si stia osservando una perdita di fiducia nella valuta di riserva mondiale. Questa tendenza è ulteriormente amplificata dalla deliberata “arma finanziaria” rappresentata dal dollaro, che spinge molti Paesi non allineati a diversificare verso altre valute come il renminbi e, naturalmente, i metalli preziosi. Le banche centrali mondiali sono impegnate in una corsa all’acquisto d’oro dal 2020, acquistando complessivamente circa 863 tonnellate nel 2025, uno dei totali annuali più elevati mai registrati. La Banca Popolare Cinese acquista costantemente da 15 mesi consecutivi, mentre la Turchia ha aggiunto circa 74,8 tonnellate solo nell’ultimo anno. Il maggiore acquirente, tuttavia, è stata la Polonia, con oltre 100 tonnellate acquistate.

Il fatto che il più aggressivo acquirente d’oro sia un presunto alleato degli Stati Uniti dimostra quanto sia profondo il disprezzo per il dollaro e come la relazione ciclica tra prezzi più alti dell’oro e un valore nominale più basso del dollaro renderà sempre più difficile invertire questa tendenza. Considerando anche le forti aspettative di una politica monetaria ancora più accomodante sotto la guida del nuovo presidente della Fed scelto da Trump, Kevin Warsh, è difficile prevedere un immediato recupero del dollaro nel breve-medio termine. Dopo l’ultima riunione del FOMC, lo strumento FedWatch del CME prevede ora solo una probabilità del 50% di un taglio dei tassi di 25 punti base a giugno, dopo che molti funzionari della Fed hanno espresso la volontà di prolungare la pausa sui tagli. Trump, però, ha chiarito cosa si aspetta dal suo nuovo uomo alla Fed, e sembra che i tagli dei tassi dovranno concretizzarsi prima piuttosto che dopo. Questo, a sua volta, non farà che mantenere l'inflazione su livelli elevati e comprimere ulteriormente i rendimenti obbligazionari, alimentando così la domanda di oro.

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