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Trump's Latest Tirade Tilts Global Stock Markets

L'ultima invettiva di Trump pesa sui mercati azionari globali

Nonostante un anno di inflazione stagnante, un'inaspettata escalation delle relazioni internazionali in zone di conflitto esistenti e nuovi focolai, e i timori di un potenziale calo degli scambi commerciali a causa di dazi reciproci e pressioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina, le azioni sono riuscite in qualche modo non solo a mantenere i guadagni post-pandemia, ma hanno persino raggiunto nuovi massimi nel 2025. Gli indici principali degli Stati Uniti, l'S&P 500 e il Nasdaq 100, sono entrambi in rialzo rispettivamente di circa il 30% e il 50% dai minimi di inizio aprile, ma ora una nuova e inaspettata saga nella presidenza Trump minaccia di porre fine alla corsa al rialzo una volta per tutte.

Dopo l'audace e probabilmente illegale tentativo di cambio di regime in Venezuela, il Presidente Trump ha rivolto la sua attenzione all'ex primo alleato degli Stati Uniti e membro della NATO, la Danimarca: una mossa che potrebbe segnare la fine della duratura alleanza tra Stati Uniti ed Europa rappresentare una minaccia per gli scambi commerciali tra questi grandi partner storici. L'impatto sui mercati azionari statunitensi ed europei interessati è stato prevedibilmente significativo, ma la Cina si è rivelata un porto sicuro per gli investitori azionari, in una fase in cui i precedenti paradigmi di mercato sono stati messi in discussione. Oltre a questi importanti fattori, anche la politica della Fed e altri fattori macroeconomici giocheranno un ruolo significativo nel determinare l'andamento delle azioni nel 2026.

P1: Da vecchi amici a nuovi nemici

Un tempo strettissimi alleati, Stati Uniti ed Europa si trovano ora in una situazione di stallo sulla questione della Groenlandia. Incapaci di raggiungere un accordo sulla vendita del territorio danese nell'Atlantico settentrionale, ricco di terre rare vitali, Trump ha fatto ricorso alla sua opzione preferita, ovvero la minaccia di dazi, per costringere i 27 Stati membri dell'UE a riconsiderare la propria posizione. Il Presidente degli Stati Uniti ha promesso dazi del 10% su otto paesi dell'UE a partire dal 1° febbraio; in caso di mancato raggiungimento di un accordo, a giugno saliranno al 25%. Prima che Trump raggiungesse un cosiddetto "quadro" per un accordo, il Dow Jones Industrial Average è sceso di oltre 800 punti, mentre l'S&P 500 e il Nasdaq Composite alla ripresa delle contrattazioni di martedì 20 gennaio hanno perso ciascuno oltre il 2%.

Tuttavia, lungi dall'essere una semplice reazione impulsiva alla retorica, molti analisti temono che possa diventare una tendenza a lungo termine, in grado di porre fine al pluriennale rialzo del mercato azionario statunitense. Il Volatility Index del Cboe (VIX), noto colloquialmente come l'indicatore della paura di Wall Street, ha raggiunto i massimi da novembre. Secondo Krishna Guha, Responsabile della Politica Globale e della Strategia Bancaria Centrale di Evercore ISI: "Questo è di nuovo un "Sell America" in un contesto di fuga dal rischio globale molto più ampio". Anche gli investitori in Europa sono spaventati, con i futures sugli indici europei Stoxx 50 e FTSE 100 del Regno Unito in calo rispettivamente dell'1,51% e dello 0,48%. Nel frattempo, all'apertura delle contrattazioni di oggi il CAC 40 francese è sceso del 2,1% e il DAX tedesco dell'1,35%. Le conseguenze dell'invasione e della presa di possesso della Groenlandia da parte degli Stati Uniti sarebbero devastanti per l'economia europea, non solo per la perdita di ingenti entrate derivanti dalle ricchezze minerarie, ma anche -in una forma meno quantificabile - per la perdita di fiducia nella sicurezza e nell'integrità del Vecchio Continente. Molto dipenderà anche dall'esito delle intimidazioni di Trump nei confronti della Fed, che potrebbero o meno portare ai tagli dei tassi da lui auspicati. Se l'Europa farà concessioni sulle terre rare in Groenlandia e il presidente della Fed adotterà una politica monetaria più accomodante, le azioni occidentali potrebbero evitare una correzione più profonda.

P2: Cina pronta a trarre profitto dalle conseguenze

Una superpotenza mondiale è comprensibilmente piuttosto soddisfatta dell'aumento di tensione tra Stati Uniti ed Europa. Le azioni cinesi hanno reagito positivamente alle notizie, con gli indici Hang Seng e Mainland in forte rialzo martedì e mercoledì. L'eventualità di una disputa a lungo termine sulla Groenlandia significherebbe che probabilmente la Cina continuerà ad accettare l'afflusso di investitori propensi al rischio, scoraggiati dai bassi rendimenti da reddito fisso. Goldman Sachs, ad esempio, prevede che quest'anno l'indice MSCI China aumenterà del 20%, dopo un rally del 28% nel 2025. Lo stratega della banca, Kinger Lau, sostiene che i guadagni azionari previsti per il 2026 sono quasi interamente trainati dagli utili. Ciò significa che lle aziende cinesi potrebbero essere in grado di trasformare le opportunità a breve termine di questa lite tra amanti in guadagni economici e strategici duraturi. 

A ciò si aggiungono i quasi 7.000 miliardi di dollari di depositi a termine cinesi in scadenza quest'anno, e questa grande muraglia di capitali è un nuovo motivo per pensare che le azioni cinesi possano continuare a crescere nonostante i rischi geopolitici ancora in gioco. Inoltre, si prevede che il Partito Comunista del Presidente Xi Jinping aggiungerà presto nuovi stimoli per mantenere una crescita del 5%. Anche dopo aver raggiunto un surplus commerciale di 1.000 miliardi di dollari nonostante i dazi di Trump, nel suo ultimo piano quinquennale (2025-2030) il PCC ha individuato nel rilancio della domanda interna la sua priorità assoluta. I fondi di investimento globali stanno di conseguenza rivalutando la loro posizione sulla Cina; l'analista di Fidelity George Efstathopoulos ha recentemente dichiarato alla CNBC che la Cina non è più "non investibile". E le azioni cinesi hanno certamente un'attrattiva molto superiore rispetto alle controparti statunitensi. In effetti, con coefficienti P/E rispettivamente a 23, 21 e 23, Alibaba, Baidu e Tencent sono tutti quotati a livelli significativamente inferiori rispetto ad Amazon, Apple e Alphabet, i cui valori si attestano tutti poco sopra i 30. Resta da vedere se la recente crescita potrà essere sostenuta fino al 2026, ma i fondamentali sono sicuramente buoni.

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