Sono state settimane straordinarie per il mercato crypto, e non solo per l’andamento dei prezzi. Questa mattina (24 settembre), Bitcoin è scambiato a circa 85.700 $, segnando un rialzo di oltre il 12% rispetto ai minimi locali di 75.000 $ della scorsa settimana. Ciò avviene mentre la criptovaluta originaria è risalita in modo significativo sopra la sua media mobile a 50 settimane per la prima volta in 45 settimane, raggiungendo un livello appena il 32% inferiore al massimo storico di 126.080 $ registrato il 6 ottobre dello scorso anno. La ripresa è stata alimentata dal rinnovato interesse istituzionale: nelle tre settimane concluse il 5 settembre, gli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti hanno registrato afflussi per 3,8 miliardi di dollari, la più forte serie di afflussi del 2026, guidata da IBIT di BlackRock e FBTC di Fidelity. E nel frattempo, sotto la superficie, si è verificato un cambiamento significativo: la correlazione a 90 giorni di Bitcoin con l’oro ha raggiunto +0,50, il livello più alto dal 2020, mentre quella con il Nasdaq 100 è scesa a +0,30, il minimo da oltre un anno. Dopo oltre un decennio di dibattiti, potremmo finalmente avere una risposta alla questione centrale dell’identità di Bitcoin.
In questo momento, i fattori chiave che potrebbero influenzare l'andamento dei prezzi in futuro ruotano proprio attorno alle implicazioni di questo importante cambiamento di correlazione: cosa significa l’evoluzione del Bitcoin per le sue prospettive di investimento a medio termine, e cosa comporta la decisione sui tassi della Fed di settembre, che la scorsa settimana ha portato al primo aumento dal luglio 2023, sia per il Bitcoin che per il mercato delle altcoin, che da un anno a questa parte ha continuato a divergere silenziosamente da esso.
La tesi dell’oro digitale
L'idea che il Bitcoin si stia affermando come asset di copertura macroeconomica piuttosto che come investimento tecnologico speculativo è stata sostenuta con tale veemenza dai sostenitori delle criptovalute che ha cominciato a sembrare più una campagna promozionale che un'osservazione analitica. La novità del 2026 è che i dati iniziano a sostenere autonomamente la tesi di Bitcoin come oro digitale. L’analista on-chain Willy Woo stima infatti che circa il 5% della popolazione mondiale possieda oggi Bitcoin, una quota leggermente superiore al 4,5% che possiede oro e al 4% che possiede l’S&P 500. Solo tre anni fa, questa convergenza sarebbe sembrata una previsione fantasiosa. L’infrastruttura istituzionale costruita dagli ETF attorno a Bitcoin ha creato un nuovo tipo di acquirente, molto diverso dagli speculatori retail dei cicli precedenti. Questa nuova categoria comprende i responsabili dell’allocazione degli asset presso i fondi sovrani, i gestori di fondi pensione e gli hedge fund macro che prendono decisioni sulla composizione dei portafogli. L’analista Dorine Cherop ha interpretato gli afflussi record negli ETF di settembre come «copertura macroeconomica istituzionale piuttosto che pura esposizione long». Questo è particolarmente importante perché, quando i grandi investitori acquistano Bitcoin tramite IBIT o FBTC, non stanno speculando sulla prossima altcoin season, ma esprimono una valutazione ponderata della sostenibilità fiscale, della svalutazione del dollaro e della proposta di valore di BTC come riserva di valore nel lungo periodo, proprio come farebbero acquistando oro. Il confronto non è ancora diretto e il divario di volatilità tra i due asset resta molto concreto: Bitcoin è sceso del 54% dal picco di ottobre 2025, mentre l’oro è calato del 22% dal massimo di gennaio nello stesso periodo. Tuttavia, sia 21Shares sia Galaxy osservano che un ribasso del 54% è molto più contenuto dei crolli dal 75% all’85% registrati durante i precedenti inverni crypto, suggerendo che il comportamento dell’asset stia realmente cambiando con la maturazione della base di investitori. Il rialzo dei tassi della Federal Reserve del 16 settembre, pari a 25 punti base e che ha portato l’intervallo al 3,75%-4,00%, ha messo alla prova questa teoria: subito dopo il rialzo Bitcoin ha guadagnato circa l’1%, una reazione che molti considererebbero controintuitiva, ma che anche l’oro talvolta manifesta nelle fasi restrittive, se la mossa restrittiva viene percepita come conferma di un’inflazione persistente. La domanda più importante per il mercato crypto in questo momento è se questa reazione segni l’inizio di un disaccoppiamento duraturo dal settore tech o sia soltanto un’anomalia di breve durata.
La divergenza delle altcoin
Dietro l’evoluzione dell’identità di Bitcoin, nel mercato delle altcoin si è sviluppata una storia altrettanto importante. Al centro vi è il nuovo modo in cui il capitale istituzionale si muove oggi nell’ecosistema crypto, con una sofisticazione che sarebbe stata impensabile nei cicli precedenti. Questo nuovo schema è emerso più chiaramente ad agosto e all’inizio di settembre, quando non si è assistito a un rialzo generalizzato delle criptovalute, bensì a una rotazione selettiva che ha spinto alcuni asset al rialzo, lasciandone altri fermi o in una situazione peggiore. All’inizio di settembre, mentre gli ETF su Bitcoin registravano deflussi per 236 milioni di dollari, i fondi spot su Ethereum, XRP, Solana e HYPE hanno tutti attirato afflussi contemporaneamente. Il market maker Wintermute ha interpretato questa divergenza come «un’espansione del capitale istituzionale oltre Bitcoin verso le altcoin», piuttosto che come un’uscita complessiva dal mercato crypto. Eppure, anche il quadro delle altcoin è tutt’altro che omogeneo. Gli ETF su Solana hanno attirato appena 6,2 milioni di dollari nella settimana conclusa il 5 settembre, in netto calo rispetto ai 153,9 milioni della settimana precedente, poiché l’entusiasmo iniziale per l’aggiornamento Alpenglow veniva sempre più incorporato nelle quotazioni. XRP ha mantenuto un interesse istituzionale più costante: la crescente quota del CME nell’open interest dei futures su XRP indica un profilo della domanda regolamentato e trainato dai derivati, strutturalmente diverso dalla speculazione retail del passato. Tra le altcoin che dispongono già di ETF spot, i risultati più deboli sono stati registrati dai fondi più ampi e speculativi, come DOGE, BNB, LINK, LTC, AVAX, HBAR e DOT, che negli stessi periodi hanno rilevato flussi netti sostanzialmente pari a zero. Ciò ha di fatto confermato una netta divisione del mercato tra asset con fattori di domanda istituzionale chiaramente identificabili e asset che ne sono privi. Se da tutto questo emerge un aspetto chiaro, è che Bitcoin è sempre più detenuto da una tipologia di investitore diversa, e per ragioni diverse, rispetto al resto del mercato crypto. Ed è probabile che questa distinzione diventi sempre più marcata, anziché attenuarsi, man mano che i quadri normativi maturano e il Clarity Act passerà dall’essere una probabilità nei mercati predittivi a una legge effettiva. Per gli investitori che si muovono in questo panorama, la conseguenza è al tempo stesso liberatoria e scoraggiante: la vecchia abitudine di considerare le criptovalute come un’unica classe di asset, in cui tutto si muove nella stessa direzione, non è più un approccio affidabile per investire in questo mercato.
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