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Avvertenza sul rischio: I CFD sono strumenti complessi e presentano l'elevato rischio di perdere denaro rapidamente per via della leva. L’84% dei conti degli investitori retail perde denaro quando scambia CFD con questo fornitore. Dovresti valutare se sei in possesso delle conoscenze sul funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di affrontare l'elevato rischio di perdere i tuoi soldi. Clicca qui per leggere la nostra Informativa sul Rischio completa.

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A Chip-Induced Wobble Tests the AI Bull Market. What's Next for US Stocks?

Una scossa innescata dai chip mette alla prova il mercato rialzista dell’IA. Cosa attende ora le azioni statunitensi?

Thu, 06/11/2026 - 09:52

Proprio quando sembrava che nulla potesse far deragliare il grande mercato rialzista alimentato dall’IA, il mondo ha ricordato agli investitori di avere sempre un asso nella manica. Dopo una fase molto movimentata che ha portato l’S&P 500 da un minimo indotto dalla guerra vicino a 6.300 punti a marzo fino a superare quota 7.600 per la prima volta nella storia il 2 giugno, l’indice è arretrato intorno a 7.266 il 10 giugno, mentre nello stesso periodo il Nasdaq 100 è sceso a 28.500 da livelli superiori a 30.000. Nel frattempo, l’indice di volatilità VIX è risalito verso quota 20. Questa corsa sulle montagne russe ha spinto molti investitori a porsi la stessa domanda: si tratta di una pausa salutare all’interno di un mercato rialzista strutturale o dell’inizio di qualcosa di più preoccupante? La risposta più onesta, come spesso accade, sta nel mezzo e in due serie di forze che al momento spingono in direzioni molto diverse. 

Da un lato c’è il contesto macroeconomico, in cui il conflitto con l’Iran, l’inflazione persistente e una Federal Reserve ostinatamente attendista hanno contribuito a limitare il potenziale rialzista e a mantenere sotto pressione le valutazioni. Dall’altro c’è l’inarrestabile ciclo degli utili trainato dall’IA, che ha più volte smentito i ribassisti e visto i principali indici recuperare da ogni cedimento più rapidamente di quanto ci si aspettatterebbe. J.P. Morgan ha osservato che il pieno recupero dell’S&P 500 dal drawdown di quasi il 10% legato alla guerra con l’Iran ha richiesto appena 11 sedute di negoziazione, una velocità che testimonia la profondità della domanda strutturale a sostegno del mercato. La tenuta di questa resilienza nell’attuale fase di instabilità dipenderà soprattutto dall’interazione tra la dinamica degli utili societari e le prospettive sui tassi d’interesse, due fattori in rapida evoluzione.

Chip, concentrazione e verifica della realtà sull’IA

La causa immediata delle turbolenze di questa settimana è ben definita. Nel secondo trimestre fiscale Broadcom ha superato le attese su ricavi ed EPS, ma la guidance sulle vendite di chip IA per il terzo trimestre, pari a 16 miliardi di dollari, è risultata inferiore alla stima degli analisti di 17,2 miliardi di dollari. Inoltre, la società ha scelto di non alzare le previsioni annuali sui semiconduttori per l’IA, innescando una reazione “sell-the-news” che ha fatto scendere le azioni Broadcom del 14% e generato un effetto domino lungo l’intera catena di fornitura dei chip. In appena due sedute di negoziazione, Micron ha perso il 17%, AMD è scesa del 12,6% e Intel ha ceduto il 9%, mentre il Nasdaq ha registrato la sua peggiore seduta dal caos sui dazi di inizio 2025. A rendere il sell-off ancora più doloroso è stato il contesto sfavorevole in cui si è inserito: la chiusura di Hormuz esercita da mesi una pressione silenziosa sulla catena di fornitura dei semiconduttori. Il blocco ha strozzato le forniture di elio, alluminio e gas naturale liquefatto, tutti elementi fondamentali per la produzione di chip. 

Inoltre, i prezzi spot dell’elio sono raddoppiati dall’inizio della crisi, la capacità del cargo aereo in uscita dagli hub del Golfo è crollata e le spedizioni di strumentazione di precisione tra Europa, Asia e Nord America stanno subendo ritardi significativi. In questo contesto, il mancato rialzo dell’outlook sull’IA da parte di Broadcom non è stato solo una guidance deludente: ha gettato un’ombra di dubbio sulla traiettoria di crescita a breve termine dell’intero settore. Gli analisti di Evercore ISI avevano già segnalato che una “concentrazione record in una manciata di titoli legati all’IA sta sostenendo la forza degli indici e attenuando gli effetti collaterali di un contesto geopolitico e dei consumi complesso”, con Micron, Nvidia e Google che da sole rappresentano oltre il 40% delle revisioni degli utili dell’S&P 500 per l’anno. Questa dinamica può essere un vantaggio quando la marea sale, ma diventa un’importante fonte di vulnerabilità nel momento in cui iniziano ad apparire crepe, come questa settimana ha dimostrato con forza. Per ora, il ciclo di investimenti nell’IA resta strutturalmente intatto, ma il mercato ha chiarito che non concederà più al settore un lasciapassare incondizionato sulle guidance.

Tassi, occupazione e la variabile Warsh

Al di là del settore dei chip, il quadro macroeconomico più ampio offre una propria combinazione di promesse e rischi. Il rapporto NFP di maggio ha indicato 172.000 nuovi posti di lavoro, ben al di sopra del consensus Dow Jones di 80.000. Allo stesso tempo, il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3% e i dati dei mesi precedenti sono stati rivisti nettamente al rialzo. In circostanze normali, un mercato del lavoro così resiliente sarebbe un segnale chiaramente positivo per le azioni. Nell’attuale contesto, però, offre alla Fed un ulteriore motivo per attendere prima di procedere con il tanto atteso taglio dei tassi. Il tasso sui Federal Funds è stato mantenuto al 3,5–3,75% per la terza riunione consecutiva; la decisione di aprile ha prodotto il voto FOMC più diviso dall’ottobre 1992 e i mercati hanno ormai escluso del tutto tagli dei tassi per il 2026.

Eppure, la trama si complica notevolmente in vista della prossima riunione della Fed del 16–17 giugno. Il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, che ha assunto l’incarico il 15 maggio sotto una chiara pressione della Casa Bianca a favore di un allentamento della politica monetaria, prenderà la sua prima decisione sui tassi in un contesto di mercato del lavoro in forte espansione, inflazione elevata e crisi geopolitica in corso: tutt’altro che la situazione ordinata che un nuovo capo di banca centrale potrebbe desiderare. Un segnale accomodante da parte di Warsh, anche solo sul piano retorico, potrebbe riaccendere rapidamente lo scenario rialzista e riportare gli indici verso i massimi. Una pausa accompagnata da un linguaggio aggressivo, invece, amplificherebbe la pressione derivante dal sell-off dei chip e probabilmente prolungherebbe l’attuale consolidamento fino a estate inoltrata. Con Trump che, allo stesso tempo, lascia intendere nuovi attacchi contro l’Iran e dichiara che un accordo potrebbe essere raggiunto entro pochi giorni, la gamma dei possibili esiti raramente è sembrata così ampia. Molto dipenderà anche da come continuerà a evolversi l’inflazione. I dati di maggio indicano pressioni sui prezzi al 4,2%, più del doppio dell’obiettivo della Fed. L’auspicio è che si tratti di un aumento temporaneo, ma limiterà certamente le opzioni di Warsh se non verrà corretto a breve.

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