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Avvertenza sul rischio: I CFD sono strumenti complessi e presentano l'elevato rischio di perdere denaro rapidamente per via della leva. L’83% dei conti degli investitori retail perde denaro quando scambia CFD con questo fornitore. Dovresti valutare se sei in possesso delle conoscenze sul funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di affrontare l'elevato rischio di perdere i tuoi soldi. Clicca qui per leggere la nostra Informativa sul Rischio completa.

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Stock Market Under the Microscope As Rate Cut Probability Peaks

Mercato azionario sotto la lente in vista di un ormai probabile taglio dei tassi

Dopo la profonda correzione provocata dall'invettiva sui dazi da parte del presidente Trump di aprile, le azioni hanno registrato un'ascesa apparentemente inarrestabile. Nonostante la persistente incertezza a livello commerciale e geopolitico, finora tipica della presidenza Trump, nel secondo e terzo trimestre di quest'anno le azioni statunitensi hanno registrato una performance eccezionale. Gli indici principali, S&P 500 e Nasdaq 100, sono saliti in media del 30-40% dai minimi successivi al "Giorno della Liberazione". Al 26 agosto, si attestavano rispettivamente a 6.440,17 e 23.457,23 punti. E questo nonostante l'imprevista lentezza con la quale la Federal Reserve sta modificando la politica monetaria, altro punto dolente per il presidente, che non fa nulla per nascondere il proprio disappunto.

Tuttavia, dopo il simposio della Fed a Jackson Hole che ha offerto alcuni spunti positivi sulla possibilità di un approccio più accomodante da parte dell'autorità di regolamentazione, c'è motivo di ottimismo tra gli investitori azionari. Il discorso del presidente della Fed Jerome Powell, però, ha anche evidenziato rischi economici essenziali, come la stagnazione del mercato del lavoro e l'accelerazione dell'inflazione, che potrebbero contribuire a deprimere i titoli azionari. In questo articolo, esamineremo questi fattori e altri ancora, mentre cerchiamo di tracciare il potenziale andamento dei titoli azionari nel quarto trimestre del 2025 e oltre.

Trump contro Powell

Fin dal suo insediamento, Trump ha espresso apertamente disprezzo per la Fed e il suo presidente, Jerome Powell. Dopo aver chiesto più volte tagli dei tassi nel corso degli ultimi sei mesi, sembra che Powell sia finalmente pronto ad acconsentire. Tuttavia, come ha affermato nel suo discorso al simposio di Jackson Hole della scorsa settimana, la banca centrale sta considerando un'imminente svolta a una politica accomodante non a causa delle pressioni di Trump, ma piuttosto in risposta al preoccupante aumento dell'inflazione di fondo e alla stagnazione del mercato del lavoro. Secondo gli economisti intervistati dal Dow Jones, l'indice dei prezzi PCE core, che è l'indicatore dell'inflazione più affidabile della Federal Reserve, dovrebbe aumentare del 2,9% su base annua rispetto al 2,8% del mese precedente.

I dati sull'indice dei prezzi al consumo (IPC) e sull'occupazione non sono ancora stati pubblicati, ma si prevede che mostreranno una situazione simile, poiché le aziende scaricano i dazi di Trump sui consumatori e cercano di ridurre i costi attraverso licenziamenti e/o riduzioni delle assunzioni. Lo strumento FedWatch del CME prevede ora che la probabilità di un taglio dei tassi di almeno 25 punti base alla riunione dell'autorità di regolamentazione del 17 settembre sia dell'87%. Lungi dall'essere soddisfatto, Trump è tornato però all'offensiva contro l'autorità di regolamentazione statunitense, minacciando di licenziare la governatrice della Fed Lisa Cook per presunte false dichiarazioni sui contratti di mutuo. Pur non avendo ufficialmente l'autorità di rimuovere Cook, le rinnovate tensioni potrebbero spaventare i mercati nel breve termine. Tuttavia, in un'ottica più ampia, l'allontanamento di Cook, fedele a Powell e favorevole a una politica monetaria aggressiva, consentirebbe a Trump di nominare un candidato più in linea con la propria agenda economica, contribuendo probabilmente a sostenere le azioni.

Problemi macroeconomici

Come accennato in precedenza, i dati sull'inflazione e sul mercato del lavoro stanno iniziando a essere motivo di preoccupazione. Un rapporto del Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti del 14 agosto ha mostrato che a luglio l'indice dei prezzi alla produzione è aumentato dello 0,9% su base mensile, un dato significativamente superiore alle aspettative degli economisti. Nel frattempo, l'indicatore inflazionistico preferito dalla Fed, a luglio l'indice dei prezzi alla spesa per consumi personali (esclusi beni alimentari ed energia), la cui pubblicazione è prevista per venerdì 29 agosto, dovrebbe registrare un aumento del 2,9%, secondo incremento mensile dello 0,3% consecutivo.

Anche questa settimana, giovedì 28 agosto gli Stati Uniti pubblicheranno i dati rivisti sul prodotto interno lordo del secondo trimestre, dati che secondo le previsioni mostreranno una ripresa dei consumi personali a un ritmo moderato dopo un inizio del 2025 piuttosto lento. Ciò significa che i prezzi in aumento non stanno scoraggiando i consumatori dalla spesa, il che dovrebbe, in teoria, essere un fattore positivo per le aziende che producono e vendono loro beni e servizi. Eppure, il mercato del lavoro resta una potenziale spina nel fianco dei rialzisti del mercato azionario. A luglio i datori di lavoro statunitensi hanno creato solo 73.000 posti di lavoro, nonostante le previsioni degli analisti fossero di 115.000. A peggiorare la situazione, le revisioni del Bureau of Labor Statistics sui dati di maggio e giugno hanno ridotto le stime precedenti di un totale di 258.000 posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione è salito dal 4,1% al 4,2%. Tutti gli occhi saranno puntati sui dati di questo mese, attesi per il ​​5 settembre, poiché un mercato azionario sano dipende non solo da tassi più bassi, ma anche da una classe di investitori sicura e remunerata.

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