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Oil Supply Risk Runs High As Winter Heating Season Sneaks In

Rischi elevati per l'offerta di petrolio con l'avvicinarsi della stagione del riscaldamento invernale

Per il petrolio è stato un anno volatile: diverse escalation geopolitiche e altre pressioni sul fronte dell'offerta hanno portato l'oro nero a livelli che, nel lungo periodo, risultano insostenibili per gran parte delle società occidentali. Il Brent è rimasto sopra i 100 $ al barile per gran parte dell'anno e, ancora oggi, 15 ottobre, quota 104,38 $, oltre il 70% in più rispetto a gennaio. Anche il West Texas Intermediate (WTI) statunitense si è mantenuto intorno ai 96 $, dopo i recenti rialzi alimentati dai timori per la sicurezza delle infrastrutture energetiche mediorientali e delle rotte marittime attraverso gli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb. Sebbene i prezzi restino fortunatamente ben lontani dai picchi di maggio, sono ancora elevati: i trader valutano le persistenti interruzioni dell'offerta a fronte della prospettiva di una ripresa delle esportazioni, mentre gli sviluppi geopolitici continuano ad accrescere l'incertezza in un mercato già ristretto. 

A ciò si aggiungano la scarsa sintonia tra OPEC+ e produttori non OPEC e l'arrivo della stagione del riscaldamento invernale: il percorso potrebbe restare turbolento. Una tendenza che nel breve termine può contribuire a contenere i rialzi dei prezzi, ma che più avanti potrebbe trasformarsi in un problema a sé, è il calo della domanda sia dell'industria sia degli automobilisti. In questo articolo valuteremo tutti questi fattori e altri ancora per capire quale direzione potrebbero prendere petrolio e gas nel quarto trimestre del 2026 e oltre.

Offerta incerta 

La preoccupazione immediata del mercato non riguarda tanto il contesto politico in sé, quanto le sue implicazioni per l'offerta fisica: anche quando le esportazioni proseguono, rotte marittime più lunghe, maggiori costi di trasporto e interruzioni della capacità di raffinazione possono limitare la disponibilità di greggio fisico e prodotti raffinati. La US Energy Information Administration (EIA) ha riferito che a settembre il Brent ha registrato una media di 114 $ al barile, 23 $ in più rispetto ad agosto, e prevede una media di 105 $ nel quarto trimestre, poiché i vincoli dell'offerta e la riduzione delle scorte continuano a sostenere la pressione al rialzo. Le scorte petrolifere globali sono diminuite di una stima di 1,9 milioni di barili al giorno nel terzo trimestre, con un ulteriore calo di 0,7 milioni di barili al giorno previsto per gli ultimi tre mesi del 2026. Ciononostante, i prezzi potrebbero attenuarsi qualora i flussi regionali di esportazione riprendessero, le rotte marittime alternative si espandessero e le interruzioni dell'offerta venissero meno.

L'EIA prevede che nel 2027 il Brent registrerà una media di 84 $ al barile, ipotizzando una graduale ripresa della produzione e delle esportazioni. L'OPEC+ ha deciso di mantenere invariati gli obiettivi di produzione per novembre, ma la decisione offre un sollievo limitato nel breve termine: i principali produttori del Golfo pompano ancora ben al di sotto dei livelli pre-conflitto, per cui persino gli aumenti di produzione annunciati in precedenza non si sono tradotti pienamente in offerta aggiuntiva. L'Arabia Saudita ha aumentato la produzione a settembre, contribuendo alla ripresa dell'output, ma la recente e umiliante perdita di territorio a favore degli Houthi ha brevemente fermato il flusso di greggio e prodotti raffinati. Nel frattempo, l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha rivisto nettamente al ribasso le sue prospettive per la domanda di petrolio, evidenziando il rischio crescente che gli elevati costi dei carburanti e l'incertezza economica penalizzino i consumi. Il mercato si trova quindi stretto tra un'offerta fisica limitata e prospettive di domanda più deboli, rendendo i prezzi altamente sensibili a qualsiasi cambiamento delle condizioni regionali o della capacità dei produttori di ripristinare le esportazioni. Per gli investitori, la questione centrale è se l'attuale premio per il rischio geopolitico persisterà o inizierà a ridursi con il miglioramento delle condizioni dell'offerta fisica.

L'inverno si avvicina

L'avvicinarsi dell'inverno nell'emisfero settentrionale riporta al centro dell'attenzione i prodotti raffinati, in particolare il diesel. L'AIE stima che a settembre le esportazioni mondiali di diesel e gasolio siano diminuite di circa 700.000 barili al giorno su base annua, mentre le perdite di offerta dalla Russia e dal Medio Oriente hanno raggiunto il picco di 1,3 milioni di barili al giorno. A settembre, la stretta ha spinto i margini di raffinazione del diesel a un record vicino ai 95 $ al barile, sebbene gli spread di cracking del diesel europeo siano poi scesi da circa 100 $ a 60 $ al barile all'inizio di ottobre, poiché l'aumento dei costi del greggio e del trasporto ha eroso la redditività delle raffinerie. Con l'avvicinarsi dell'inverno, la domanda stagionale di combustibili per il riscaldamento dovrebbe aumentare ulteriormente la pressione, ma le prospettive restano complicate dai prezzi elevati e dalla crescente dipendenza dai sistemi di riscaldamento elettrico: l'AIE prevede che nel quarto trimestre la domanda mondiale di petrolio si contrarrà di 2,5 milioni di barili al giorno su base annua, con il diesel che rappresenterà un quarto del calo previsto per il 2026. Tuttavia, il recente e controverso annuncio del presidente Trump sull'accordo per il diesel russo potrebbe portare a un aumento della domanda, con il calo dei prezzi e il ripristino della stabilità dell'offerta. La produzione delle raffinerie dovrebbe tornare ai livelli di riferimento verso la fine dell'anno, ma l'agenzia avverte che i mercati dei distillati medi potrebbero restare imprevedibili fino al 2027 inoltrato. E questo senza considerare la potenziale riduzione della capacità causata dai conflitti in corso sia in Medio Oriente sia in Europa, dove le raffinerie sono state spesso prese di mira dai combattenti. Per gli investitori, i futures sul diesel e gli spread di cracking della raffinazione possono quindi offrire indicazioni sulla capacità della domanda invernale e dell'offerta limitata di prodotti di sostenere i margini, oppure sul fatto che consumi più deboli e la ripresa dell'attività delle raffinerie possano allentare la stretta. Le prospettive generali restano dunque asimmetriche: il petrolio è esposto a rischi immediati sul fronte dell'offerta, mentre gas naturale e combustibili per il riscaldamento sono sempre più sensibili ai livelli regionali delle scorte, alle condizioni meteorologiche e alla capacità dei fornitori di soddisfare la domanda stagionale.

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