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Avvertenza sul rischio: I CFD sono strumenti complessi e presentano l'elevato rischio di perdere denaro rapidamente per via della leva. L’84% dei conti degli investitori retail perde denaro quando scambia CFD con questo fornitore. Dovresti valutare se sei in possesso delle conoscenze sul funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di affrontare l'elevato rischio di perdere i tuoi soldi. Clicca qui per leggere la nostra Informativa sul Rischio completa.

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A Market Divided: EU’s Strong Earnings Can’t Hide France’s Gathering Storm

Un mercato diviso: i solidi utili UE non riescono a nascondere la tempesta in arrivo sulla Francia

È stata una settimana dai risultati nettamente contrastanti sui principali mercati azionari europei, e l’apertura di questa mattina (22 ottobre) non ha fatto che accentuare la divergenza. Ieri si sono visti i primi segnali di una solida ripresa: l’Euro Stoxx 50 ha chiuso in rialzo dell’1,5% a 6.213 punti, il DAX ha guadagnato l’1,35% a 25.645 e il CAC 40 è salito dell’1,06% a 7.922. Tuttavia, all’apertura di oggi questi guadagni si sono ridotti sensibilmente: il CAC 40 è sceso dell’1,4%, il DAX ha perso l’1,0% e il FTSE 100 lo 0,5%, con il riaccendersi dei timori per i conti pubblici francesi e delle turbolenze sul mercato obbligazionario. Questa settimana il FTSE 100 ha registrato la performance più debole tra i principali indici UE, penalizzato dall’inflazione britannica, salita a settembre al 3,5%, oltre le attese, che ha spinto la Bank of England a rivedere al ribasso il ritmo previsto per i tagli dei tassi. Dall’inizio dell’anno, il quadro europeo non potrebbe essere più eterogeneo: il DAX guadagna un solido 4,5% rispetto all’apertura di gennaio, il FTSE MIB di Milano è il miglior indice del continente con un +14,3%, mentre il CAC 40 segna circa -2,8% da inizio anno, una delle peggiori performance tra i principali indici mondiali. Le ragioni diventano sempre più difficili da attribuire a fattori temporanei. Nel frattempo, l’orientamento restrittivo della Fed negli Stati Uniti mantiene elevati i rendimenti obbligazionari globali e comprime ovunque i premi per il rischio azionario.

In generale, con l’avvio effettivo del quarto trimestre, due temi strutturali stanno definendo la narrazione dei mercati azionari europei: una stagione degli utili disomogenea ma in alcuni casi incoraggiante, che ha offerto agli investitori concrete ragioni di ottimismo, e la crisi fiscale francese, lenta ma persistente, che minaccia di diventare la situazione politica e finanziaria più destabilizzante per l’Eurozona dal 2012.

SAP, ASML e la rotazione verso il settore tecnologico

Sul persistente sfondo di incertezza geopolitica e volatilità obbligazionaria, la stagione degli utili del terzo trimestre in Europa ha offerto più sollievo di quanto molti temessero. SAP, principale componente del DAX e azienda tecnologica di maggior valore in Europa, ha trainato ieri (21 ottobre) l’indice tedesco con un rialzo del 3,5%, in vista della pubblicazione dei propri risultati trimestrali. Ora è chiaro perché il mercato attendesse questi risultati con tanta impazienza: i ricavi del terzo trimestre sono stati pari a 10,3 miliardi di euro, ben oltre il consenso, mentre il business cloud è diventato il motore dell’intera azienda e continua a superare le previsioni degli analisti. L’adozione dell’IA da parte delle imprese spinge infatti la domanda per l’infrastruttura ERP di SAP a un ritmo che la società stessa sembra faticare a sostenere. ASML, il gigante olandese dei semiconduttori e della litografia, le cui apparecchiature sono alla base di praticamente ogni chip avanzato prodotto al mondo, ha offerto l’altro importante catalizzatore positivo della settimana grazie a solide previsioni di vendita per il quarto trimestre. Questo ha sostenuto i titoli concorrenti del comparto dei semiconduttori in tutto il continente, tra cui ASM International (+1,5%), BE Semiconductor (+0,8%) e Infineon Technologies (+1,6%). EssilorLuxottica è stato il titolo con il movimento più eclatante della settimana, balzando del 15,5% martedì dopo che il proprietario di Ray-Ban ha riportato ricavi del terzo trimestre superiori alle attese. Nel corso della settimana Airbus ha guadagnato quasi il 2,7% e Siemens Energy il 2,5%; quest’ultima ha beneficiato della continua crescita della domanda di infrastrutture elettriche, alimentata dalla costruzione di data center per l’IA in tutta Europa. L’unica eccezione significativa al rally tecnologico è stata Rheinmetall, che nella seduta di mercoledì (21 ottobre) ha perso il 3,2%, prolungando una fase difficile per i titoli europei della difesa, che hanno ormai restituito una parte rilevante degli straordinari guadagni del 2025. Per il DAX e Milano, in particolare, il quadro degli utili offre una base concreta per un cauto ottimismo. Tuttavia, come ha osservato un analista, "l’inflazione persistente in Germania, gli alti prezzi dell’energia e un possibile ulteriore rialzo della BCE implicano che il rally dipenda interamente dalla tenuta degli utili". In effetti, il margine di manovra della BCE è ulteriormente limitato dall’orientamento della Fed statunitense. Poiché lo strumento CME FedWatch ora attribuisce una probabilità dell’86% a un rialzo dei tassi della Fed a dicembre, i responsabili politici europei si trovano di fronte a una realtà scomoda: una loro svolta accomodante amplierebbe il differenziale dei tassi con gli Stati Uniti, indebolirebbe l’euro, importerebbe inflazione e annullerebbe di fatto gli effetti dell’allentamento perseguito. 

Il nodo francese

La notizia che questa settimana ha tenuto banco nei trading desk multi-asset europei non sono stati i risultati finanziari a livello continentale, ma la Francia, e in particolare la combinazione di deterioramento delle finanze pubbliche e disordini sociali che ha spinto lo spread tra i rendimenti dei titoli decennali francesi e tedeschi oltre i 160 punti base per la prima volta dai tempi della crisi del debito dell’eurozona, con i rendimenti dei titoli OAT francesi a 10 anni che questa mattina hanno sfiorato brevemente il 5% per la prima volta dal 2002. Gli analisti dicono che i creditori vorrebbero vedere un piano di risanamento fiscale credibile che impedisca alla Francia di finire in una spirale del debito: la crescita debole e un rapporto deficit/PIL che rimane alto stanno facendo salire i rendimenti delle obbligazioni, aumentando il costo del servizio del debito pubblico e allargando ulteriormente il deficit, il che potrebbe far salire ancora di più i costi di finanziamento. Il deficit di bilancio della Francia è attualmente pari a circa il 5,4% del PIL, ben oltre la soglia UE del 3%, e il governo di minoranza del primo ministro Sébastien Lecornu fatica a raccogliere il sostegno parlamentare necessario persino per approvare un bilancio per il 2027, per non parlare delle riforme strutturali che darebbero agli investitori internazionali fiducia in un credibile percorso fiscale. I diffusi disordini civili in diverse grandi città francesi hanno aggravato l’incertezza: lunedì (19 ottobre) il CAC 40 è sceso di oltre l’1%, prima di recuperare parzialmente grazie ai solidi utili citati sopra. La presidente della BCE Lagarde ha cercato di spegnere le speculazioni secondo cui Francoforte avrebbe attivato il Transmission Protection Instrument per contenere i costi di finanziamento francesi, ribadendo che gli investitori devono continuare a prezzare un premio per il rischio elevato per gli OAT francesi. Sharon Bell, senior strategist per i titoli azionari europei di Goldman Sachs, ha dichiarato alla CNBC: "Uno dei motivi per cui gli spread OAT-Bund non si stanno riducendo è che gli investitori sono scettici riguardo alla possibilità di un consolidamento fiscale", aggiungendo che ci sarà "uno scontro epico tra chiunque vinca le prossime elezioni" e la BCE prima che qualsiasi intervento diventi probabile. Per gli investitori in azioni europee, la situazione francese crea un’asimmetria scomoda e molto specifica: la capacità della BCE di tagliare i tassi e fornire un ampio sostegno alle azioni europee, mentre la Fed resta in larga misura restrittiva e le valutazioni statunitensi sono elevate, è limitata da un quadro inflazionistico non ancora pienamente risolto. Allo stesso tempo, è complicata dalla necessità di evitare qualsiasi azione che possa sembrare un salvataggio dell’indisciplina fiscale di Parigi. La riunione della BCE di dicembre e il voto sul bilancio francese di novembre che la precede sono i due eventi che avranno l’impatto più decisivo sul premio per il rischio incorporato nelle azioni europee in questo momento; per entrambi, la gamma dei possibili esiti è molto ampia.

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