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Avvertenza sul rischio: I CFD sono strumenti complessi e presentano l'elevato rischio di perdere denaro rapidamente per via della leva. L’83% dei conti degli investitori retail perde denaro quando scambia CFD con questo fornitore. Dovresti valutare se sei in possesso delle conoscenze sul funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di affrontare l'elevato rischio di perdere i tuoi soldi. Clicca qui per leggere la nostra Informativa sul Rischio completa.

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Gold's Three-Month High and the 20 Minutes That Could Change Everything

Il massimo dell’oro degli ultimi tre mesi e i 20 minuti che potrebbero cambiare tutto

Dopo cinque mesi demoralizzanti di lenta e inesorabile discesa dal massimo storico di 5.597 $ raggiunto a gennaio, l’oro sta finalmente mostrando segnali di slancio. Questa settimana l’oro spot ha raggiunto il livello più alto degli ultimi oltre tre mesi, mentre i future di dicembre hanno brevemente sfiorato quota 4.700 $ prima di un moderato ritracciamento che, alla sera del 26 agosto, ha riportato il metallo intorno a 4.648 $. Ciò rappresenta un recupero di oltre il 16% dai minimi intraday di 4.000 $ toccati dal metallo giallo all’inizio di luglio. Nel frattempo, l’argento, rimasto nettamente indietro per tutta l’estate, è riuscito a trovare supporto vicino a 68 $ l’oncia prima di ritracciare il 26 agosto, mentre i nuovi dati economici USA hanno complicato le prospettive sui tassi della Fed. I fattori alla base di questo recupero sono chiari: il calo dei prezzi del petrolio dopo alcuni progressi nei negoziati tra Iran e USA sullo Stretto di Hormuz, la discesa dei rendimenti dei Treasury e l’indebolimento del dollaro, mentre i timori di recessione acquistano terreno rispetto alle scommesse su rialzi dei tassi. Quello che non è ancora chiaro, e che probabilmente si chiarirà entro il 29 agosto, è se si tratti di una ripresa sostenibile o di un rialzo pre-evento che sta per essere interrotto dal presidente della Fed Kevin Warsh.

Il tempismo della ripresa dell’oro difficilmente potrebbe essere più drammatico. Il Simposio sulla politica economica di Jackson Hole del 2026 si svolge da oggi, 27 agosto, momento in cui scrivo, fino al 29 agosto, e Warsh terrà il suo primo discorso di apertura come presidente della Fed, appena tre settimane prima della cruciale riunione del FOMC di settembre. L’indice dei prezzi PCE del 27 agosto è risultato leggermente superiore alle attese, salendo dello 0,2% a luglio contro una previsione dello 0,1%; l’inflazione annua ha raggiunto il 3,7%, mentre il PCE core si è mantenuto al 3,3% su base annua. Non si tratta affatto di un dato disastroso, ma è ben lontano dal quadro nettamente accomodante che i rialzisti dell’oro speravano di vedere alla vigilia del discorso di domani. Le due principali narrazioni che determineranno la prossima mossa dell’oro sono la traiettoria della politica della Fed e il quadro della domanda strutturale, che ha continuato a rafforzarsi sotto la superficie. Come sempre, raccontano storie molto diverse.

L’incognita Warsh

I mercati scomettono che ci sia circa una probabilità su tre di un rialzo dei tassi a settembre, il che rende il discorso di Warsh potenzialmente decisivo per l'orientamento della politica monetaria nei mesi a venire. L'inflazione rimane ostinatamente al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla Fed, attestandosi al 3,4%, mentre la crescita economica, finora stabile, mostra segni di cedimento sotto il peso delle tensioni commerciali e dell'incertezza geopolitica. Nella riunione del FOMC del 29 luglio, il comitato ha votato 9 a 3 per mantenere i tassi tra il 3,50% e il 3,75%, in quello che è stato il voto dissenziente più “falco” espresso dalla Fed dal settembre 2016. In seguito, Warsh ha detto ai giornalisti che il suo discorso a Jackson Hole sarebbe stato “come un foglio bianco”, senza dare alcuna indicazione su cosa potesse aspettarsi e lasciando aperta la possibilità sia di un intervento di carattere filosofico generale sia di un’esposizione dettagliata della politica autunnale dell’autorità di regolamentazione. I verbali della riunione FOMC di luglio, pubblicati la scorsa settimana, hanno evidenziato un sostegno più ampio a un rialzo dei tassi di quanto suggerisse il voto formale di 9 a 3. I verbali sul tasso di sconto, ad esempio, hanno rivelato che quattro dei dodici consiglieri delle banche regionali della Fed si erano espressi a favore di una stretta monetaria.

Per l’oro, le implicazioni sono evidenti. Un Warsh restrittivo spingerebbe al rialzo i rendimenti dei Treasury e il dollaro, aumentando il costo opportunità di detenere metalli privi di rendimento e rafforzando la valuta di riserva globale, il dollaro USA. Un segnale accomodante, o anche deliberatamente ambiguo, avrebbe esattamente l’effetto opposto. I rendimenti reali si comprimerebbero e l’oro potrebbe tornare verso quota 5.000 $. Warsh ha sostenuto che i guadagni di produttività trainati dall’IA potrebbero rivelarsi disinflazionistici nel tempo. Se approfondirà questo tema a Jackson Hole, potrebbe suggerire che la Fed può tollerare gli attuali livelli di inflazione senza alzare i tassi. La verità è che nessuno sa cosa dirà Warsh, e proprio questa incertezza è la variabile più importante che il mercato dell’oro sta attualmente cercando di prezzare.

Un solido supporto strutturale

Qualunque cosa dirà Warsh il 28 agosto, la tesi strutturale a favore dei metalli preziosi ha continuato a rafforzarsi silenziosamente nelle ultime settimane e negli ultimi mesi. In un recente post, Ray Dalio ha citato la cifra di 11.000 miliardi di dollari relativa al servizio del debito come base per la sua raccomandazione secondo cui gli investitori dovrebbero destinare il 10-15% del proprio portafoglio all’oro. Nel frattempo, le principali banche centrali non hanno mostrato alcun segnale di voler abbandonare la loro corsa all’oro, in atto da anni. La Banca Popolare Cinese ha prolungato la serie di acquisti mensili consecutivi e l’ultima indagine del World Gold Council ha rilevato che il 45% delle banche centrali, dato record, prevede di aumentare le proprie riserve auree nei prossimi 12 mesi. La de-dollarizzazione e preoccupazioni relative alla sostenibilità fiscale sono state indicate come le ragioni principali alla base del proseguimento degli acquisti. Molte grandi banche prevedono per l’oro un prezzo di fine anno compreso tra 4.500 e 4.700 $, con un potenziale rialzo verso 5.000 $ se le condizioni macroeconomiche persisteranno. Se i valori rientreranno in questa fascia, potremmo assistere a un consolidamento laterale oppure a un significativo rialzo dai livelli attuali.

La situazione dell’argento, invece, è particolarmente interessante. Il posizionamento speculativo sull’argento è sceso al ventesimo percentile delle ultime 60 settimane, con una base di posizioni corte superiore del 40% rispetto a metà luglio. Storicamente, un quadro simile ha anticipato forti recuperi non appena emerge un catalizzatore positivo. Il rapporto oro/argento, che a fine gennaio, al culmine del mercato rialzista, era sceso al di sotto di 45, è poi tornato a attestarsi intorno a 70. Gli analisti di J.P. Morgan prevedono che questo valore si normalizzi verso la metà dei 60 entro fine anno, implicando una sovraperformance dell’argento rispetto all’oro se il contesto macroeconomico si indebolirà. L’utilità industriale dell’argento nei pannelli solari, nei veicoli elettrici e nelle infrastrutture dei data center per l’IA è un’arma a doppio taglio. Se la crescita globale delude, l’argento subisce un colpo più duro dell’oro; ma se regge, il suo beta più elevato diventa un vantaggio anziché uno svantaggio. Per ora, entrambi i metalli restano in attesa insieme al resto del mercato. Quando Warsh lascerà il podio venerdì mattina, nel bene o nel male, il quadro sarà probabilmente molto più chiaro.

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